trump chiede a israele di rinunciare alla cannabis

Dopo una telefonata del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il premier Israeliano ha imposto di congelare il progetto approvato l’anno scorso.

 

Il Premier Benjamin Netanyahu vuole trascinare Israele fuori dal business della cannabis terapeutica. Il primo ministro avrebbe infatti congelato il progetto di esportazione della marijuana medica – approvato appena un anno fa – un favore, scrivono i giornalisti israeliani, che gli avrebbe chiesto Donald Trump in persona. Il presidente Usa come sappiamo  è contrario alla legalizzazione della cannabis promossa dal suo predecessore Barack Obama, nonostante negli States la marijuana sia acquistabile – a scopi medici e ricreativi – in ben 28 stati.

Secondo alcuni media israeliani Netanyahu avrebbe raccontato della telefonata ricevuta da Washington e spiegato di non voler irritare il leader americano, anche se gli USA non diventerebbero i compratori principali della cannabis terapeutica israeliana. Così facendo Israele rinuncerebbe a essere il pioniere di un flusso planetario che gli analisti finanziari ormai chiamano l’«oro verde». Ma le brutte notizie per gli israeliani amanti della cannabis non finiscono qui. Netanyahu non rinuncerebbe “soltanto” ad 1.2 miliardi di dollari in esportazioni l’anno, ma rischia di mettere in discussione l’intero ecosistema di start-up israeliane nate attorno alla cannabis.

Come noto infatti, Israele è uno dei principali hub della marijuana a livello mondiale, questo grazie alle sue ricerche scientifiche e hai massicci investimenti nel settore della cannabis. Proprio a Tel-Aviv infatti si ritroveranno fra un mese e mezzo gli innovatori, inventori e investitori di questo mercato globale. Per due giorni alla fiera Cannatech discuteranno dei nuovi metodi per estrarre gli oli essenziali della cannabis, dei vaporizzatori che permettono ai malati di cancro di assumere la marijuana senza gli effetti nocivi della combustione e tanto altro ancora. L’ecosistema israeliano della cannabis è di fondamentale importanza per il settore e la sua posizione strategica sul mercato è testimoniata anche dai massicci investimenti portati avanti dalle società estere. Nel 2016 il gigante americano del tabacco Philip Morris ha investito 20 milioni di dollari nella start-up israeliana Syqe che produce un inalatore per controllare il dosaggio di cannabis fino ai milligrammi.

cannabis israele

La decisione di runinciare alla crescita del settore della cannabis da parte del primo ministro ha lasciato sbicottiti tutti in Israele. Il premier israeliano spiega in modo ufficiale di aver cambiato idea dopo aver letto un nuovo rapporto del ministero degli Interni, che pure un anno fa aveva dato il via libera: la crescita nella produzione aumenterebbe il rischio che la marijuana di Stato finisca sulle strade, e alimenti il mercato illegale. Ayelet Shaked – il ministro della Giustizia – risponde che le denunce (zero ad oggi) dimostrano l’opposto: “In tutti questi anni non ci sono stati casi di furti o condanne per il traffico di cannabis coltivata nelle aziende autorizzate. Sono sicura che nel prossimo incontro con Netanyahu riusciremo a convincerlo dopo avergli illustrato i dettagli. Personalmente sono anche impressionata dai benefici che ho visto sui pazienti”.

Permettere l’esportazione della cannabis terapeutica è un piano sostenuto da tutti nel parlamento israeliani, sia la destra che i partiti d’opposizione sostengono che questa iniziativa aiuterebbe a rivitalizzare i kibbutz, le comunità cooperative in crisi economica e ideologica. “Aziende agricole e investitori che hanno puntato sulla decisione precedente rischiano adesso di fallire — commenta l’avvocato Hagit Weinstock, che rappresenta i coltivatori di marijuana —. La scusa che l’erba finirebbe nelle mani degli spacciatori è ridicola: Israele ha già decriminalizzato l’uso personale e tutti fumano, l’eccesso di produzione non farebbe la differenza”.Secondo l’Autorità israeliana antidroga il 27 per cento della popolazione tra i 18 e i 65 anni avrebbe fumato erba almeno una volta l’anno scorso. I pazienti che sono autorizzati all’uso di quella medica sono invece 25 mila, ogni mese ne vengono distribuiti quasi 500 chili.

Che dire, la scelta del presidente Donald Trump ad occhi più attenti potrebbe risultare più strategica che politica. Come tutti sappiamo il presidente Trump è contrario alla legalizzazione della cannabis, ma durante la sua campagna elettorale in Colorado ha dichiarato che non avrebbe ostacolato il fiorente mercato della cannabis nei singoli stati Usa. Quindi perché ostacolare in qualche modo il mercato israeliano? Un’altra caratteristica di Trump potrebbe rispondere a questa domanda: il presidente Usa ha un pallino per le aziende americane, e il suo programma di governo è volto a salvaguardare le imprese statunitensi dagli attacchi esterni e dalle delocalizzazioni. Evidentemente più che contrastare il mercato della cannabis il vecchio Donald vuole salvaguardare gli interessi economici del suo paese.

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