Una nuova ricerca – pubblicata su “NeuroImage” -vuole mettere in dicussione il collegamento tra consumo di cannabis e progressiva perdita di memoria.

La storia la conosciamo un po tutti. Per diversi decenni la comunità scientifica più “conservatrice” ha sostenuto una forte correlazione tra il consumo di marijuana e la progressiva diminuzione congnitiva negli adulti. Da oggi questa teoria sembra appartenere al passato. Secondo una ricerca, pubblicata su NeuroImage, non esiste nessun collegamento diretto tra il consumo di cannabis e la perdita di memoria. Gli studiosi della University of Pittsburgh – che hanno condotto la ricerca – sostengono di averne le prove: i fumatori di marijuana che si sono offerti volontari per l’esperimenti hanno infatti ottenuto risultati migliori nei test di memoria rispetto a coloro che non avevano mai assunto cannabis.

E non è tutto: la ricerca scientifica ha dimostrato che le aree del cervello che sembrano lavorare più lentamente nei fumatori di marijuana sono del tutto irrilevanti e dipendono da persona a persona. Queto suggerisce che ad influenzare le capacità cognitive negli individui non sia l’assunzione di cannabis a lungo termine, ma altri fattori ( ambientali, culturali, etc.).

Nel portare avanti l’esperimento i ricercatori si sono voluti focalizzare sui giovani. “Sappiamo che il cervello degli adolescenti è in continuo cambiamento e sviluppo e sappiamo anche che è proprio questo il periodo della vita in cui si inizia a sperimentare cannabis e altre droghe – ha spiegato l’autore dello studio, Brenden Tervo-Clemmens, dottorando in psicologia clinica alla University of Pittsburgh -. Io sono interessato a capire la relazione di causa effetto tra consumo di stupefacenti, età e perdita di memoria”.

Trevo-Clemmens e il suo team di ricerca hanno reclutato 75 volontari dal progetto Maternal Health Practices and Child Development (MHPCD), un progetto con lo scopo di individuare gli effetti dell’esposizione alle droghe in fase prenatale nelle famiglie di basso reddito. I partecipanti, il cui utilizzo di sostanze stupefacenti è stato monitorato per tutto l’arco della loro vita, sono stati sottoposti ad un test della memoria parallelamente ad un encefalogramma.

Gli effetti della marijuana sulla memoria

I ricercatori si sono concentrati anche sul fattore età: dei 75 volontari, 60 hanno ammesso di aver provato la cannabis, mentre 46 hanno affermato di farne un uso ripetuto e di aver iniziato a consumarla intorno ai 15 anni.

Il risultato più incredibile della ricerca si è evidenziato quando gli studiosi hanno confrontati i risultati dei test di memoria dei consumatori di marijuana con quelli ottenuti da chi invece non ne aveva mai fatto uso. Ne è emerso che i consumatori di cannabis avevano ottenuto un risultato migliore e, in alcuni casi, erano risultati nettamente superiori in termini di velocità e accuratezza rispetto ai loro colleghi di esperimento non fumatori. Questo – secondo i ricercatori – dimostra che non vi è alcuna connessione tra il consumo di marijuana in adolescenza e il declino delle funzioni cognitive in età adulta. Se quest’ ultimo si verifica , le cause sono da ricercare in altri fattori, magari anche preesistenti rispetto all’inizio del consumo di cannabis.

Il consumo della marijuana in adolescenza può essere giudicato “colpevole” del futuro declino della memoria in età adulta solo se viene visto come un fattore di rischio per la dipendenza da sostanze stupefacenti. Ma non costituisce, di per sé, un pericolo. “Ciò che stiamo facendo è escludere che l’uso di cannabis in adolescenza sia nocivo per il cervello – ha affermato Tervo-Clemmens, a capo della ricerca -. C’è ancora molto, però, da lavorare e da dimostrare”.

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