in israele corso universitario sulla cannabis

 

Un team di ricerca israeliano ha voluto dimostrare l’efficacia della cannabis per trattare i sintomi del morbo di Crohn ed altre malattie infiammatorie croniche intestinali.

 

Il settore della cannabis terapeutica è una branchia della medicina innovativa in costante evoluzione. Ogni giorno vengono effettuate sempre più ricerche scientifiche che la riguardano e le scoperte dei ricercatori sull’uso terapeutico della cannabis sono sempre più interessanti.

L’ultima ricerca in ordine cronologico riguardo all’uso terapeutico della cannabis arriva direttamente da Israele, paese ormai pioniere negli studi sulla marijuana medica che nel tempo si è trasformato in una vera e propria eccellenza del settore. Un gruppo di ricercatori israeliani ha presentato nei giorni scorsi, in occasione del congresso europeo di gastroenterologia a Vienna, uno studio che farà sicuramente discutere l’intera comunità scientifica.

Secondo il team di ricerca israeliano infatti le proprietà terapeutiche della cannabis potrebbe essere un potente alleato in grado di contrastare le malattie infiammatorie croniche intestinali, sopratutto nei casi più gravi, come nei pazienti affetti da morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa.

Quello dei ricercatori israeliani è il primo studio di questo tipo e la sua scoperta, seppur ancora in fase preliminare, aprirà sicuramente nuovi scenari sul fronte della cannabis ad uso terapeutico. Grazie alla partecipazione di 46 pazienti, tutti affetti da malattia di Crohn in forma moderata o severa, i ricercatori hanno potuto dimostrare l’efficacia dei principi attivi della marijuana nella lotta a questa invalidante patologia.

Gli specialisti, che avevano in cura i pazienti presso il Meir Hospital di Tel-Aviv, hanno effettuato il loro esperimento suddividendoli in due gruppi: uno trattato con metodologie tradizionali, l’altro con olio di cannabis contenente i due principi attivi della pianta, il cannabidiolo ( CBD, al 15%) e il tetraidrocannabidiolo ( THC, al 4%).

Il confronto tra i due gruppi di pazienti è andato avanti per otto settimane: durante e dopo le quali sono stati misurati i sintomi della malattia e la qualità della vita riferiti dai pazienti. Uomini e donne trattati con l’olio di cannabis hanno evidenziato una significativa riduzione dei sintomi e, in oltre sei casi su dieci, sono stati osservati addirittura criteri di remissione della malattia, con la scomparsa dei principali sintomi della malattia di Crohn: ovvero dolore addominale, diarrea e fatica.

“Abbiamo dimostrato che la cannabis può produrre un miglioramento misurabile dei sintomi della malattia di Crohn, ma questi sorprendentemente non si rilevano a livello intestinale o attraverso gli indicatori dell’infiammazione”, ha spiegato Timna Naftali, la gastroenterologa che ha coordinato la ricerca e che ne ha presentato i risultati a Vienna. “Questo ci ha sorpreso, perché in realtà sappiamo che i cannabinoidi possono avere un effetto antinfiammatorio, che in questo caso però non è emerso”. Alla luce di questo, ha concluso la coordinatrice, “possiamo considerare la cannabis terapeutica soltanto come un intervento aggiuntivo a quello terapeutico standard, per fornire un sollievo temporaneo dei sintomi della malattia”.

 

Vuoi essere sempre aggiornato sul mondo della cannabis culture? Segui Haze.Academy, la community degli appassionati di marijuana. Puoi trovarci su Facebook | Instagram |Twitter