cassazione cannabis light

Con una sentenza pronunciata il 16 aprile 2020 l’alto organo giudiziario deliberà la possibilità di coltivare piccole quantità di cannabis in casa per uso personale.

 

Coltivare piantine di cannabis in casa, in minima quantità ed esclusivamente per uso personale, non costituisce un reato. Lo affermano le sezioni unite della Cassazione, il massimo organo della Corte, con la sentenza depositata il 16 aprile 2020 che assicura il principio di diritto emesso con una informazione provvisoria lo scorso 19 dicembre.

Una sentenza passata sottotraccia, principalmente per via delle blocco del paese causato dal coronavirus che ha di fatto monopolizzato l’opinione pubblica ma che potrebbe riaccendere il dibattito attorno al tema della legalizzazione una volta che l’emergenza covid sarà rientrata.

Da come si legge all’interno della motivazione depositata dagli ermellini «il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente; devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore».

Ovviamente va sottolineato che una sentenza della Cassazione non è un atto legislativo dunque coltivare cannabis diventa legale da un giorno all’altro, ma il fatto potrà essere impugnato non solo nel caso in cui ci si dovesse trovare a difendere i propri diritti in tribunale, ma potrà essere impugnata come strumento politico in grado di dar vita ad una disobbedienza civile organizzata.