Il ministro dell’interno nella giornata di ieri ha promesso un giro di vite su tutti i canapa shop italiani, minacciandone immediata chiusura: un fallimento non solo per l’economia italiana ma anche un assist alla criminalità organizzata.

In un paese civile e lungimirante il tema della legalizzazione della cannabis andrebbe approcciato con uno sguardo rivolto ai dati analitici, che dimostrano incontrovertibilmente non solo che la regolamentazione della cannabis è un bene sotto molti punti di vista, come l’economia, le entrate per lo stato, il lavoro, la salute e la lotta alla criminalità organizzata, ma anche che la sua controparte – il proibizionismo – ha ormai fallito su tutta la linea ed ha contribuito a trasformare la cannabis in una moneta di scambio tra la criminalità organizzata da una parte e le organizzazioni terroristiche dall’altra.

In Italia tuttavia le cose stanno diversamente. Pur di sacrificare qualcosa sull’altera della fama politica l’attuale  Ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha annunciato non solo che non si parlerà mai di legalizzazione della cannabis finché il suo partito è al governo, ma che da oggi è guerra aperta contro il settore della canapa industriale.

Nonostante la canapa industriale non abbia nulla a che vedere con la cannabis ad uso ricreativo o terapeutico, questo poco importa, perché quello che interessa al Ministro dell’interno è solo ottenere consenso elettorale. Dopo aver sfruttato a dovere la questione dell’immigrazione evidentemente Salvini si è accorto che il tema inizia a perdere di interesse agli occhi dei suoi elettori, dunque è dovuto correre ai ripari per trovare un nuovo nemico da usare nella sua strategia politica. Quale miglior strategia se non quella di riesumare dagli anni 50 lo spettro della temutissima cannabis?

Nessuna. Ed infatti Salvini ha proprio scelto il settore della cannabis legale come suo prossimo nemico in vista delle elezioni europee. Quello della canapa legale è un tema sempreverde a cui si può essere favorevoli o meno a patto che la discussione politica venga portata avanti con chiarezza e onestà intellettuale.

Due virtù che evidentemente il nostro Ministro Salvini conosce poco, o che comunque ha arbitrariamente deciso di ignorare, pur di ingrossare il suo portafogli elettorale in vista delle prossime elezioni. Secondo Salvini infatti quello dei negozi di cannabis legale è un mercato diseducativo, che legalizza lo spaccio di droga e che deve essere fermato al più presto.

A stemperare i toni ci ha pensato anche il Ministro della Salute Giulia Grillo, che ha saggiamente pensato di ricordare a Matteo Salvini che all’interno dei cannabis shop non si vende droga, e dire il contrario equivale a dare informazioni errate ai cittadini. Ma Salvini e il suo elettorato hanno ben pochi problemi ad ignorare la realtà dei fatti, e non è la prima volta che lo dimostrano.

Giulia Grillo ovviamente ha ragione, questo perché la canapa venduta all’interno dei così detti growshop non può essere considerata droga, questo perché praticamente priva di THC, ovvero il principio attivo della cannabis che influisce sul cervello, causandone gli effetti psicoattivi.

Durante la puntata di Otto e mezzo andata in onda ieri alle affermazioni di Giulia Grillo il capitano Salvini ha risposto incredulo, utilizzando una battuta di spirito che probabilmente non ha fatto ridere nemmeno a se stesso. “Non vendono cannabis? Certo, allora vendono margherite, o la torta pasquale di mia nonna” ha chiosato il Ministro, riferendosi alle affermazioni di Giulia Grillo di cui abbiamo parlato sopra, lasciandoci con un dubbio amletico di incredibile portata: il Ministro dell’Interno è veramente incapace di rapportarsi alla realtà o sta bluffando?

Per un momento il dubbio si è insinuato anche nella mia mente, ma come potete comprendere leggendo questo articolo è stato confutato quasi all’istante, questo perché nonostante io nutra molti dubbi sulle facoltà cognitive di Salvini sul tema della cannabis, comprendo perfettamente che dietro un Ministro esiste uno staff assolutamente ferrato sull’argomento ( o quanto meno dovrebbe, ma sono pur sempre un romantico positivista).

Appare del tutto evidente che il Ministro dell’Interno è assolutamente consapevole di quello che dice ed ha tutte le informazioni necessarie per confutare se stesso, ma non lo fa perché in questo momento ha bisogno di una carta da utilizzare nella sua strategia di comunicazione, una carta che ha un duplice scopo: da una parte, come abbiamo già detto, quello di ingrossare il suo consenso elettorale, dall’altra oscurare almeno durante il periodo pre-elettorale una sua grande sconfitta politica, ovvero le dimissioni del sottosegretario Siri.

Questo ovviamente non è il luogo adatto per parlare di politica, dunque lasceremo per il momento il politichese per parlare di contenuti ben più concreti.

Prendersela con un settore legale ( perché disciplinato da una apposita legge della nostra Repubblica) è non solo un atto scellerato, ma anche democraticamente molto discutibile. Matteo Salvini sta dicendo sostanzialmente di infischiarsene della legge che regola il settore della canapa, di non voler nemmeno aspettare i tempi della giustizia ( infatti il 31 Maggio è prevista una sentenza della Cassazione a sezioni unite che disciplinerà la legge 242 del 2016 che regolamenta il settore), e che è arrivato il momento di usare le maniere forti.

Maniere forti che il nostro Ministro della Repubblica ha saggiamente deciso di utilizzare contro la droga, ma con l’obiettivo sbagliato. Prima di tutto dobbiamo entrare nell’ottica che il nostro nemico principale non è la droga in se, ma quello che rappresenta, ovvero il mattone su cui la criminalità organizzata ha costruito ( e continua a costruire) il suo impero. Se sulla maggior parte delle sostanze stupefacenti esiste un problema di natura etico, questo per via della loro pericolosità che mette a rischio la vita di chi ne fa uso, sulla cannabis la questione è diversa. Ormai da diversi anni è stato scientificamente provato che non esistono casi di morte causati dall’utilizzo di questa sostanza e che i suoi effetti collaterali sono molto blandi, sopratutto rispetto ad altre sostanze legali ( come alcol e nicotina) che il nostro stato continua a vendere senza farsi nessun esame di coscienza.

Alla luce di ciò appare del tutto evidente che prendersela con il settore della canapa industriale per voler contrastare la droga è una strategia che non ha senso, questo perché il settore della cannabis legale italiano è un potenziale alleato nella lotta alla criminalità organizzata.

Secondo uno studio condotto da tre ricercatori dell’ Università di York ( che potete trovare qui in lingua inglese)  la legalizzazione della Cannabis Light ha portato una riduzione che oscilla tra l’11 e il 12% dei sequestri di marijuana per ciascuno dei growshop presenti nel territorio urbano di riferimento, facendo registrare un calo significativo del consumo di altri stupefacenti derivati dalla canapa.

In altre parole i negozi che vendono la così detta cannabis light stanno togliendo soldi alla criminalità organizzata, che sta subendo delle perdite sostanziali in termini economici, parliamo di un mancato incasso che si aggira tra i 159 e 273 milioni di euro l’anno.

Secondo i ricercatori “questi risultati avvalorano la tesi che, anche in un breve periodo di tempo e con un sostituto imperfetto, l’offerta di sostanze illegali della criminalità organizzata subisca uno spostamento a causa dell’ingresso di rivenditori ufficiali e leciti”

Rivenditori ufficiali e leciti che,  se vendessero cannabis ad uso terapeutico e ricreativo in un ottica di legalizzazione – cosa suggerita più volte in questi anni anche dalla Direzione Nazionale Antimafia – darebbero un duro colpo alla mafia, diventando degli eroi, non dei criminali come vuole farci credere Salvini.

Quindi caro Ministro, invece di focalizzare la sua rabbia e la sua voglia di giustizia sociale verso i venditori legali di canapa industistriale, ti consiglio di riversare tutta questa energia nel contrastare le narcomafie, che sono il vero cancro del nostro paese. Data la tua voglia di voler chiudere ogni giorni qualcosa, ieri i porti, oggi i negozi di canapa industriale e domani i centri sociali, usa il tuo mandato di Ministro dell’ Interno per indirizzare le forze dell’ordine verso il vero nemico: fai chiudere tutte le piazze di spaccio nel nostro paese, che sono tante si, ma abbiamo la forza per contrastarle, come? Legalizzando la cannabis.

 

 

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