l'oms sostiene che la cannabis non fa male alla salute

L’Organizzazione Mondiale della Sanità dopo una revisione scientifica raccomanda all’ONU di eliminare la cannabis dall’elenco delle sostanze più pericolose, al fine di facilitarne il suo utilizzo terapeutico. Confermata anche l’esclusione del CBD dalla regolamentazione delle convenzioni, a patto che le preparazioni contengano meno dello 0,2% di THC.

 

Dopo un lungo iter che si è fatto attendere per diversi mesi l’OMS ha deciso di raccomandare la modifica dello status della cannabis. Dopo un lungo lavoro di review sugli usi terapeutici e sugli eventuali danni e pericoli derivati dall’uso della cannabis, l’OMS ha deciso di inviare in questi giorni il suo parere finale all’ONU.

Una decisione storica che si è fatta attendere non poco. Il processo di revisione era infatti iniziato nel mese di maggio scorso e l’esito finale era atteso nei primi giorni di dicembre, ma l’OMS a sorpresa aveva dichiarato di essersi presa qualche altra settimana definendo ancora riservato il rapporto finale. Ciò nonostante l’esito finale è assolutamente positivo: riconosce le applicazioni mediche della cannabis e la reintegra di fatto nella farmacoterapia e sconfessa la precedente posizione dell’OMS (targata 1954) che chiedeva “sforzi verso l’abolizione della cannabis da tutte le pratiche mediche legittime”.

Nel documento fatto recapitare all’ONU l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda la rimozione della cannabis dalla tabella IV della convenzione del 1961, una lista che contiene le sostanze  “particolarmente dannose e di valore medico o terapeutico estremamente ridotto”, ma sopratutto consiglia l’inserimento di determinate preparazioni farmaceutiche a base di cannabis nella tabella III della stessa convenzione, quella formata dalle sostanze con valore terapeutico con basso rischio di abuso. Inoltre il THC viene rimosso dalla convenzione del 1971 e ricondotto alla sola tabella I della convenzione del 1961.

L’OMS dedica spazio all’interno del documento anche al Cannabidiolo puro ( il CBD) e afferma che le preparazioni a base di questo cannabinoide – se con un contenuto inferiore allo 0,2% di THC, non devono essere sotto controllo internazionale.

La presa di posizione della massima autorità mondiale in ambito sanitario rappresenta sicuramente un punto di svolta nella politica internazionale della cannabis e una vittoria a svantaggio dell’ideologia proibizionista che negli ultimi decenni ha imperversato nei paesi occidentali. La politica internazionale dovrà tenere conto dei risultati forniti dall’OMS ed approvare le sue raccomandazioni, andando cosi a modificare le tabelle delle convenzioni.

Di fatto l’Organizzazione Mondiale della Sanità apre la strada non solo ad una maggiore diffusione della cannabis terapeutica, ma incoraggia la ricerca scientifica sulla cannabis riabilitando tutti quei paesi come il Canada che in questi anni hanno avuto il coraggio di promuovere una diversa visione socioeconomica della cannabis.

 

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