sardegna legalizzazione cannabis

La Sardegna vuole diventare il Colorado d’Italia e punta sulla legalizzazione della cannabis per la crescita e lo sviluppo territoriale: 10000 firme sono state depositate per promuovere un referendum sulla legalizzazione. Le votazioni potrebbero tenersi nella primavera del 2019.

Partirà dalla Sardegna la rivoluzione verde della legalizzazione della cannabis in Italia? Se lo augurano sicuramente gli appassionati di canapa sardi, ma questa volta c’è più di una speranza a tenere accesi i cuori degli antiproibizionisti. La Sardegna sembra essere intenzionata a diventare il Colorado d’Italia, e per attuare questa strategia il comitato Pro Sardinia ha raccolto oltre diecimila firme in appena 4 mesi, con lo scopo di indire un referendum popolare per la legalizzazione della cannabis a scopo terapeutico e ricreativo.

A rendere noto l’incredibile risultato ci ha pensato lo stesso comitato Pro Sardinia, che in un comunicato ufficiale dichiara che “la raccolta firme si è conclusa agli inizi di settembre con un buon risultato. Abbiamo depositato tra le 10.400 e le 10.600 firme per i quattro quesiti. Ora bisogna attendere qualche settimana ancora, per sapere qual è il responso dell’ufficio regionale per il referendum, il quale fa prima un esame sulla ammissibilità dei quesiti, poi della validità delle firme”. In caso di approvazione da parte dell’ufficio regionale le votazioni potrebbero tenersi nella primavera del 2019.

Se al referendum dovesse prevalere il Si la regione Sardegna richiederà al governo italiano la possibilità di avviare la coltivazione di cannabis ad uso terapeutico e metterebbe a punto delle leggi per garantire ai cittadini l’autoproduzione anche a scopo ricreativo. Con questa mossa non solo la Sardegna potrebbe trasformarsi nell’eccellenza italiana nella produzione di cannabis, ma potrebbe diventare l’ariete antiproibizionista per scatenare una reazione a catena che riaccenderebbe il fuoco della legalizzazione in tutta Italia, con diverse regioni dello stivale pronte a seguire l’esempio d’eccellenza sarda.

La Sardegna dunque vuole seguire la strategia del Colorado, uno dei primi paesi degli Stati Uniti ad essere riuscito a legalizzare la cannabis tramite un referendum popolare. Tuttavia la strategia della Sardegna soffre anche di un sostanziale difetto: al contrario degli Stati Uniti, la Costituzione del nostro paese non consente alle singole regioni il diritto di approvare leggi in contrasto con le normative nazionali, dunque il risultato del referendum potrebbe anche non essere minimamente recepito dalle istituzioni governative a Roma. Ad ogni modo un ottimo risultato in termini di partecipazione popolare potrebbe comunque spingere il governo ad ascoltare la voce dei cittadini sardi che chiedono a gran voce la legalizzazione della cannabis.

Un altro punto a favore del referendum potrebbe risiedere all’interno delle dichiarazioni dell’attuale ministro della Salute Giulia Grillo, che oltre ad aver dichiarato nei giorni scorsi di essere favorevole alla legalizzazione della cannabis, ha evidenziato qualche mese fa la necessità di avviare una partnership pubblico-privata per la produzione di cannabis ad uso terapeutico. La Sardegna potrebbe essere il terreno fertile a servizio dello stato per la produzione di marijuana terapeutica, una possibilità che a Roma dovrebbero prendere sicuramente in considerazione.

Non è la prima volta che la Sardegna si interessa al tema della legalizzazione, lo scorso anno infatti ci era andata molto vicino cercando di far approvare una legge sulla sperimentazione della cannabis direttamente in consiglio regionale, avventura che purtroppo vide la vittoria dei proibizionisti per appena 22 voti a 19. Nonostante la sconfitta incassata per una manciata di voti la Sardegna non si arrende, dimostrandosi coriacea e determinata a portare a casa una vittoria sociale in grado di apportare enormi vantaggi non solo alla regione stessa, ma a tutto il territorio nazionale.

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