la marijuana colombiana invade il mercato italiano_

Il mercato globale della cannabis è in fermento e secondo molti analisti potrà valere 31.6 miliardi di dollari entro il 2021: in questo scenario la Colombia sta progettando di diventare il leader mondiale nella vendita della marijuana.

C’è una nuova industria che sta sorgendo nel cuore delle periferire di Medellin, la stessa città dove Pablo Escobar – nei ruggenti anni 70 – iniziò il suo sodalizio criminale grazie alle esportazioni illegali di marijuana, per poi diventare il “Re della cocaina”. Dopo quindici anni dalla sua morte però la Colombia sembra un paese diverso, un luogo dove le piante di cannabis fioriscono nelle colline verde smeraldo situate nella periferia estrema di Medellin, questa volta con il solido appoggio del governo, che ha intenzione di trasformare la Colombia nell’ Arabia Saudita della marijuana.

“State assistendo alla storia”, così racconta Camilo Ospina, il Chief Innovation Officer della PharmaCielo Colombia Holdings , mentre si muove come uno Showman all’interno di una serra di cannabis dalle dimensioni titaniche. La sua azienda è infatti una delle realtà in rapida ascesa nel panorama mondiale della marijuana, che sta sfruttando l’etichetta “made in Colombia” in questa nuova era di legalizzazione.

“il nostro vantaggio è che la cannabis colombiana è già famosa nel panorama mondiale”  – prosegue entusiasta Camilo Ospina – ” il nostro obiettivo è quello di intensificare maggiormente questa fama, per fare in modo che il Punto Rojo ( una varietà di marijuana molto famosa in Colombia e nel mondo n.d.r.) diventi la cannabis più desiderata del pianeta”.

Come ha fatto la Colombia a trasformarsi dal paese del narcotraffico per eccellenza in un industria legale di marijuana capace di competere con i giganti dell’economia mondiale? In realtà le cose non stanno esattamente come vogliono farci pensare: La Colombia è ancora oggi un paese dove la criminalità prolifera grazie alle droghe illegali. Secondo un rapporto della U.S. Drug Enforcement Agency – l’agenzia federale antidroga statunitense – la Colombia è la fonte del 92% di cocaina sequestrata negli Stati Uniti. Questo dopo 18 anni e 10 miliardi di dollari spesi dagli States per contrastare i cartelli della cocaina colombiani, sforzi che si sono rivelati assolutamente inutili: la produzione di cocaina in Colombia è infatti ai massimi storici.

Eppure quando si parla di cannabis la Colombia ha un approccio totalmente differente – a tratti rivoluzionario –  per combatterne il narcotraffico: se non puoi batterla, allora regolala.

Nel 2016 infatti la Colombia ha approvato una legge fondamentale che legalizza la cannabis ad uso terapeutico sia per quanto riguarda la produzione a livello nazionale sia per quanto riguarda la sua esportazione, ponendo in questo modo le basi per una nuova industria. Nel mese di Settembre poi il governo colombiano ha iniziato a distribuire le prime licenze di coltivazione ed esportazione, approvando fino ad oggi 33 aziende locali. I produttori autoctoni come la già citata  PharmaCielo – made in Colombia, ma di proprietà canadese – stanno ora aumentando gli investimenti per poter così incrementare le colture di marijuana: l’obiettivo è quello di proporre nuove linee di prodotti a base di cannabis ed intensificare maggiormente le esportazioni.

coltivazione di marijuana in Colombia

Diventare il leader indiscusso di un mercato globale in costante crescita tuttavia non è un gioco da ragazzi, nemmeno se ti chiami Colombia e puoi vantare una storia cannabica di tutto rispetto. Il più grande mercato della cannabis – ovvero quello degli Stati Uniti – rimane un mercato chiuso e le importazione restano illegali, e anche la maggior parte degli stati in cui la marijuana è diventata legale non permettono questa forma di commercio. Proprio per questo motivo la Colombia si sta focalizzando sui paesi che invece permettono le importazioni: tra questi paesi c’è anche l’Italia ( oltre alla Germania e al Perù) che fonda il suo sistema di approvvigionamento di prodotti a base di cannabis principalmente sulle importazioni, anche se nell’ultimo periodo lo Stabilimento Chimico Farmaceutico di Firenze ha avviato e intensificato la produzione nazionale, che tuttavia non riesce a star dietro alla costante crescita della  domanda. Proprio per questo motivo l’Italia potrebbe rappresentare un territorio estremamente strategico per il business della marijuana made in Colombia, anche se riuscire a superare la burocrazia del Bel Paese non sarà sicuramente una missione semplice.

In questo scenario infatti la Colombia dovrà scontrarsi con due mostri sacri della cannabis terapeutica – già leader indiscussi delle esportazioni – come il Canada e i Paesi Bassi, due realtà all’avanguardia nel settore. Tuttavia la competizione non sembra spaventare la Colombia che – secondo i funzionari del governo – rappresenta il posto ideale per il futuro dell’industria della marijuana.

Il clima colombiano infatti si sposa perfettamente con le necessità delle piante di cannabis – che sono estremamente fragili – ed il paese ha fornito negli anni passati la maggior parte della marijuana illegale consumata neli Stati Uniti, raggiungendo un vero e proprio boom sopratutto durante gli anni settanta e ottanta, per poi cedere lo scettro del mercato illegale al piu strategicamente posizionato Messico. Oggi che sempre più paesi approvano una qualche forma di legalizzazione della cannabis, la Colombia vuole riaffermare il suo predominio mondiale nell settore, anche se questa volta lo farà attraverso licenze di esportazione e procedure doganali e non con spedizioni clandestine nella notte.

Come si può facilmente intuire si tratta di un cambimento di mentalità totalmente rivoluzionario. La Colombia infatti sta iniziando a considerare la marijuana non come una parte del problema legato al narcotraffico, bensì come una soluzione efficace alla lotta contro le sostanze illegali. Infatti secondo le autorità colombiane questo mercato permetterà ai coltivatori di coca di cessare le loro attività criminali per potersi concentrare sulla coltivazione legale di cannabis.

In linea con questa strategia arriva il comunicato di Andrés López Velasco – responsabile del National Narcotics Fund in Colombia, l’agenzia governativa che supervisiona la marijuana legale – rivolto ai coltivatori di coca :

“Scegliete la via della legalità grazie alla marijuana, in questo modo potrete utilizzare il vostro Know How e la vostra esperienza in materia di coltivazione in un mercato legale”

Nonostante le rosee aspettative per quanto riguarda il mercato della cannabis mondiale, la nascente industria si trova a dover affrontare ancora diversi ostacoli, primo fra tutti la legislazione sfavorevole nei vari stati del mondo occidentale: se da un lato abbiamo una dozzina di paesi dove la marijuana è legale a vari livelli – Come il Canada, dove la marijuana ad uso ricreativo sarà presto legale, l’ Uruguay dove quest’ultima è già realtà e la California, che nel giorno dell’elezione di Trump presidente ha sancito la legalizzazione della cannabis anche per scopi ricreativi – dall’altro ritroviamo la maggiorparte degli stati che ancora oggi non hanno una regolamentazione favorevole.

“Convincere i governi stranieri a consentire le importazioni sarà probabilmente la sfida più grande per i coltivatori” ha detto Bethany Gomez, direttore della ricerca per il gruppo di Chicago Brightfield, una società che si occupa di ricerche di mercato.

Tuttavia la crescita mondiale del settore della marijuana prosegue a gonfie vele, e secondo molti analisti potrà toccare entro il 2021 quota 31,6 miliardi di dollari: dati che hanno spinto il governo colombiano a proseguire negli investimenti sul settore.

Proprio grazie a queste politiche molti coltivatori colombiani stanno progressivamente abbandonando la strada del narcotraffico, cogliendo l’occasione data dal governo per investire le loro competenze all’interno del circuito legale.

lotta-alla-criminalità-696x458

“Questa è la nostra opportunità di essere parte di un sistema legale”, ha affermato Ariel Huetio, un organizzatore di comunità che rappresenta i contadini autoctoni nello stato occidentale del Cauca. Quest’ultimi infatti hanno raggiunto un accordo per produrre e fornire cannabis alla FCM Global, una società con sede a Medellin che ha creato un enorme impianto di produzione a sud-est della città:

“Questa è la nostra occasione per dire no alle persone sbagliate e sì a quelle giuste”

 

In questo momento le aziende del settore cannabico hanno tutte gli occhi puntati sulle rivoluzionarie politiche della Colombia, e molte sono già pronte ad effettuare importanti investimenti nel paese. Tra queste troviamo la canadese Khiron Life Sciences che prevede di effettuare i suoi primi raccolti di marijuana made in Colombia già nel corso di quest’anno. Il piano messo sul tavolo dai vertici della società è avveneristico e audace: vendere la cannabis attraverso cliniche specializzate con il brand della società stessa per poi esportare questo concetto in tutta l’America Latina, diventando una sorta di dispensario di marijuana con prodotti tracciati “dal produttore al consumatore”.

“Non ci consideriamo trafficanti di droga”, ha dichiarato Alvaro Torres, amministratore delegato di Khiron. “Siamo un’azienda farmaceutica”.

Nel suo disegno l’azienda avrà il compito di garantire il controllo e il rispetto delle norme sulla cannabis prodotta in Colombia, limitando l’accesso al circuito di approvvigionamento solo alle coltivazioni legali, che dovranno sottostare a minuziosi test genetici per garantire che la marijuana da loro coltivata finisca esclusivamente sul mercato legale.

Altre aziende invece – come la FCM Global – hanno deciso di andare oltre: decidendo di coltivare solo varietà di cannabis a basso contenuto di THC, astenendosi dalla produzione di varietà più forti, molto in voga tra i consumatori di marijuana ad uso ricreativo.

“Ho vissuto gli anni di Escobar. Ho perso amici durante quegli anni. E quando vedo i programmi televisivi che glorificano quell’ uomo mi fa star male”, ha detto Carlos Velasquez, amministratore delegato di FCM Global. “Quello che stiamo facendo con la marijuana medica è completamente diverso. Non vogliamo far parte di quel passato”.

Se da un lato il sistema messo appunto dal governo colombiano fa ben sperare sul futuro del mercato globale della cannabis, dall’altro il rischio di una “colonizzazione” del mercato italiano deve farci riflettere: il nostro paese non può continuare con la strategia delle importazioni per garantire l’approvvigionamento di medicinali a base di marijuana, il rischio sarebbe perdere progressivamente il treno della corsa all’oro verde. Permettere anche nel nostro paese la produzione di cannabis ad aziende munite di licenza per la coltivazione, da una parte ci garantirebbe la creazione di un prodotto made in Italy dalle qualità organolettiche sensazionali ( come la Colombia anche l’Italia possiede un clima che ben si sposa alle necessità di questa pianta), dall’altra ci permetterebbe di contrastare la proliferazione delle attività criminali delle mafie, che ormai da anni sfruttano questa situazione di illegalità a loro vantaggio e ci renderà un paese autosufficiente.

Vuoi essere sempre aggiornato sul mondo della cannabis culture? Segui Haze.Academy, la community degli appassionati di marijuana. Puoi trovarci su Facebook | Instagram |Twitter