Sanzioni da 8mila euro perché erano presenti su motori di ricerca e siti che indicano ai pazienti dove trovare la cannabis terapeutica, le farmacie replicano: “Diamo solo informazioni, facciamo ricorso”.

C’è qualcosa di tremendamente sbagliato in questo paese. Non perché si cerca in tutti i modi di ostacolare un settore – quello della cannabis terapeutica – che nonostante le mille difficoltà sta emergendo e portando sollievo ai pazienti che hanno deciso di curarsi in questo modo, ma perché la libertà di informare e informarsi non dovrebbe MAI essere messa in discussione, in quanto pilastro fondamentale della democrazia.

Nei giorni scorsi diverse farmacie galeniche sono state ACCUSATE di fare pubblicità online alla cannabis terapeutica e dunque multate per migliaia di euro. La motivazione che ha spinto il Ministero della Salute a prendere di mira queste farmacie è stata la loro presenza su alcuni siti dove vengono elencati appunto i luoghi dove con ricetta si può trovare la marijuana. Avrebbero dunque – sempre secondo il ministero – violato la legge del ’90 che regola produzione e vendita degli stupefacenti specificando che è vietata la propaganda pubblicitaria di alcune sostanze quando vengono usate come farmaci.

Tra le farmacie colpite dalle sanzioni da 8mila euro c’è la San Carlo di Ferrara, del dottor Paolo Mantovani. “Noi non abbiamo nemmeno un nostro sito personale – racconta il farmacista – Siamo su alcuni siti dove sono elencate farmacie con laboratorio galenico che possono preparare la cannabis. A me quella non sembra pubblicità. Sulla rete sono citati tanti dei prodotti che prepariamo e tra questi, da poco, anche la cannabis“. Alcune delle farmacie che sono sanzionate invece avevano un proprio sito web, il cui scopo era appunto informare le persone sulle loro preparazioni galeniche ( dove figurava anche la cannabis), per loro è scattato l’oscuramento del sito in attesa di una soluzione della vicenda.

“E non ci scordiamo – prosegue sempre Paolo Mantovani – che le persone non possono venire qui e prendere la sostanza. E’ necessario avere una ricetta particolare del medico che attesta la presenza di certe patologie. Ma al ministero pensano che solo scrivere online che tra le altre cose prepariamo anche la cannabis ritengono che sia pubblicità indotta. Vedremo, abbiamo già fatto ricorso”.

Online esistono diverse piattaforme e app che mettono in contatto i pazienti con le farmacie che dispongono del farmaco di cui hanno bisogno, come ad esempio applicazioni che aiutano il paziente a trovare la farmacia più vicina che disponga di prodotti a base di morfina. Se applicassimo lo stesso trattamento anche alle altre sostanze, le sanzioni sarebbero centinaia.

Oltre al problema di natura etica della “libertà di informare e informarsi“, come sempre in questi casi, c’è anche un problema di natura tecnica. Probabilmente il Ministero della Salute ignora le dinamiche che intercorrono tra il web e la pubblicità. Quando una persona effettua una ricerca e viene indirizzata verso un sito o una piattaforma che soddisfa i suoi parametri di ricerca, non possiamo assolutamente parlare di promozione. La pubblicità non è qualcosa che andiamo a ricercare, ma qualcosa che ci viene mostrata senza che noi lo abbiamo richiesto, come appunto accade nel caso dell’ advertising.

pubblicità sulla marijuana
Questa è pubblicità, non i risultati di ricerca organica che si ottengono sui motori di ricerca.

In un paese all’avanguardia una legge datata non dovrebbe essere da ostacolo all’innovazione, se non funziona più – o se genera incomprensioni – va semplicemente cambiata. I farmacisti sono consci di questo cambiamento culturale che sta avvenendo nel mondo della comunicazione ( sopratutto online) e infatti lo stesso Mantovani spiega: “La legge è datata, perché quella del ’90 si rifa addirittura a una norma del ’34. Ma adesso ci troviamo in un mondo di blog, social network e siti vari che scrivono informazioni. Sono sempre pubblicità? Chiediamo al governo di darci regole più chiare”.

Da quando lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze ha iniziato la produzione della “Cannabis di Stato“, alla fine dello scorso anno, sono stati circa quaranta i chili di marijuana spediti alle farmacie pubbliche e private del nostro paese. Il numero dei pazienti che ha deciso di trattare le proprie patologie con la cannabis è un aumento, e proprio per questo motivo il farmaceutico ha annunciato di voler triplicare la sua produzione di marijuana. “Il numero delle persone che ci chiamano per avere informazioni sulla cannabis è enorme e non tutti i laboratori galenici sono in grado di prepararla e dosarla – racconta un altro farmacista – Che dobbiamo fare, non dirgli niente per non fare pubblicità?”. La situazione è davvero paradossale, il Ministero della Salute sta effettivamente privando i pazienti della libertà di informazione, ma errare è umano, dunque ci aspettiamo una risoluzione del problema. Cosa si fa? Cambiamo la legge o piombiamo nell’oscurantismo dell’informazione? Al Ministero della Salute l’ardua sentenza.

 

Hai trovato interessante questa notizia? Rimani sempre aggiornato sul mondo della cannabis culture! Segui Haze.Academy, la community degli appassionati di marijuana. Puoi trovarci su Facebook | Instagram | Twitter