Come accade per le droghe pesanti anche la marijuana viene contaminata. La criminalità organizzata infatti aggiunge sostanze alla cannabis per aumentarne il peso, migliorarne l’aspetto e aumentare i ricavi provenienti dalla sua vendita. Appare chiaro che in questo scenario solo la legalizzazione può garantire la qualità della cannabis e tutelare la salute dei consumatori.

Lacca, lana di vetro e piombo. Sono queste alcune delle sostanze utilizzate dalla  criminalità organizzata per effettuare il taglio della marijuana, ma non solo. Cobalto,alluminio,piombo ed altri metalli pesanti vengono aggiunti alla marijuana per aumentare i ricavi provenienti dalla cannabis.

Il taglio della marijuana è  un’ operazione molto diffusa tra le criminalità organizzate che senza scrupoli per i consumatori finali effettuano il taglio per aumentare il peso della pianta. A risentirne è però la qualità, con i consumatori che inconsciamente si ritrovano a fumare sostanze tossiche, con tutti gli effetti collaterali che ne conseguono. A soffrirne sono soprattutto il sistema respiratorio, nervoso ed immunitario.

La scelta degli additivi da parte della criminalità organizzata non è affatto casuale: coprire la marijuana con la lacca ad esempio crea un effetti di cristallizzazione che rende più appetibile il prodotto agli occhi del consumatore. L’uso di coloranti per ottenere una tonalità di colore più brillanti invece è un altro esempio di operazione che parte con lo scopo di aumentare il peso ma che coinvolge direttamente in modo evidente anche l’aspetto della pianta.

Questa scoperta – non che ce ne fosse obiettivamente bisogno, molti sappiamo cosa succede alle piante di marijuana vendute dalla mafia n.d.r – è stata portata alla luce da uno studio condotto dall’ Università di Berna che ha esaminato 191 campioni di marijuana ottenendo risultati molto preoccupanti; secondo lo studio infatti il 91% dei campioni esaminati sono risultati contaminati.

Quello della cannabis contaminata è sopratutto un problema Italiano, frutto della clandestinità e della conseguente assenza di controlli sul prodotto.

Non avere un sistema di certificazioni è come non controllare se la nostra carne è affetta dalla mucca pazza

ha dichiarato Miller Coyle, professore dell’University of New Haven.

Per via dello studio condotto dall’Università di Berna una delegazione di 31 deputati del parlamento Svizzero hanno presentato un’interrogazione per chiedere la legalizzazione della marijuana.

E in Italia? La legalizzazione stenta a decollare ma i presupposti per attuarla ci sono tutti

Come sappiamo in italia c’è un intergruppo composto da 200 parlamentari che spingono per approvare il disegno di legge messo a punto per la legalizzazione e questo studio condotto dall’Università di Berna dovrebbe farci ragionare ulteriormente sulla necessità di approvarlo.

La marijuana illegale che viene venduta e consumata in Svizzera infatti proviene dall’Italia , dunque appare chiaro che il problema della contaminazione della cannabis da parte della criminalità organizzata ci riguarda molto da vicino.

La legalizzazione della marijuana è l’unica arma che abbiamo a disposizione per combattere la mafia e tutelare i consumatori di cannabis che oggi sono quasi 5 milioni nel nostro paese.

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