la cannabis light diventa illegale_

Il Css raccomanda “che siano attivate, nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione” le misure per bloccare la cannabis light. “Non si può escludere la pericolosità del Thc anche a basse concentrazioni in alcuni soggetti”.

 

Una bordata proibizionista si è abbattuta durante la giornata di ieri sul mondo cannabico italiano. Il Consiglio Superiore di Sanità (Css) “ha detto no” alla vendita di cannabis light per un principio di precauzione e di tutela di consumatori inconsapevoli. In pratica, la posizione del Css è che gli effetti del Thc anche a bassa concentrazione su alcuni soggetti come anziani, madri in allattamento o persone con patologie particolari siano ancora poco studiati.

Sono bastate queste parole per dare il via ad un tam-tam mediatico senza precedenti da parte di giornali e Tv che hanno sventolato lo spettro dell’illegalità dell’intero settore, scrivendo addirittura che quest’ultimo fosse de-facto diventato illegale. Un approccio mediatico votato all’esagerazione che ha scatenato la paura e la preoccupazione nell’intero mondo antiproibizionista, sia tra i clienti – ormai affezionati alle infiorescenze legali – che tra i produttori e i venditori, che ricordiamolo, prima di essere tali sono persone che stanno apportando non pochi benefici allo scheletro economico del nostro paese, questo grazie agli investimenti riversati nel settore della canapa, che sta vivendo un vero e proprio boom.

Al momento tuttavia bisogna mantenere la calma perché le cose non stanno così ed è dunque necessario fare chiarezza attorno ad un tema che nelle scorse ora è diventato subito virale: la relazione presentata dal CSS non è una legge, ne è in grado di modificare l’attuale normativa in vigore che regolamenta la produzione e la vendita delle infiorescenze di cannabis light. La decisione finale, che avrà sicuramente tanto da prendere in considerazione, spetterà infatti al ministero competente.

L’attuale Ministro della Salute Giulia Grillo – del Movimento 5 Stelle – ha infatti precisato: “il precedente ministro della Salute il 19 febbraio scorso ha chiesto un parere interno al Consiglio superiore di sanità sulla eventuale pericolosità per la salute di questa sostanza. Il Consiglio si è espresso il 10 aprile scorso e il ministro ha investito della questione l’Avvocatura generale dello Stato per un parere anche sulla base degli elementi da raccogliere dalle altre amministrazioni competenti (Presidenza del Consiglio e Ministeri dell’Interno, Economia, Sviluppo economico, Agricoltura, Infrastrutture e trasporti). Non appena riceverò tali indicazioni – conclude – assumerò le decisioni necessarie, d’intesa con gli altri ministri”.

CANNABIS LIGHT: COSA STA SUCCEDENDO DUNQUE?

Quello espresso dal CSS non è altro che un parere. E al momento non ci sono i presupposti per poter dichiarare illegale un settore che è in pieno boom ed ha portato il nostro paese a decuplicare il numero di terreni destinati alla produzione di canapa in pochi anni. Il vero problema attorno al settore semmai è legato alla sua regolamentazione, che per via di una legge scritta in maniera assolutamente superficiale non è mai avvenuta, e questo sembra proprio essere il momento giusto per portarla a compimento.

Giulia Grillo: no al divieto cannabis light

In un intervista rilasciata alla Stampa, lo stesso Ministro della Salute Giulia Grillo esorta a non prendere decisioni affrettate e parla di affermazioni che arrivano «da un organo comunque consultivo, dato che poi le decisioni le prende il Governo». E tra queste al momento «non c’è la chiusura dei canapa shop, casomai una loro regolamentazione»

Senza mostrare prove di nocività il Css raccomanda di vietare la vendita di cannabis light. Non è un po’ forte come richiesta? 
«Rileggendo bene le carte del parere risulta che sui numerosi campioni testati nei laboratori solo in sei casi sono risultati valori in combinazione di Thc compresi tra lo 0,2 e lo 0,6%, che sono comunque limiti consentiti dalla legge. Per il resto il parere è tutto un se e un “bisogna valutare”. Diciamo che sono stati molto più cauti di quanto alcuni titoli sulle testate on line non abbiano fatto pensare. Sinceramente la conclusione di chiedere il divieto di vendita sarà tutta da valutare alla luce di reali prove di nocività. Agli italiani che ieri hanno letto un po’ di notizie allarmistiche dico comunque di stare tranquilli».

Quindi niente divieti di vendita in vista?
«Non c’è alcuna emergenza che lo giustifichi. Questa del resto è un’istruttoria iniziata nel 2017 e il 17 aprile è stato chiesto un parere all’Avvocatura dello Stato, che a sua volta deve ascoltare i numerosi ministeri competenti in materia e la Presidenza del consiglio. E anch’io vorrò sentire la valutazione scientifica dell’Istituto superiore di sanità. Comunque quello del Css è il parere di un organo consultivo, poi le decisioni le prende il governo e il divieto non è in discussione. Casomai sarà necessaria una regolamentazione del settore. Lo dico anche ai tanti cittadini che mi hanno inviato mail allarmate e che dopo aver investito in un’attività dichiarata legale da una legge del 2016 non possono ora pagare il prezzo per una mancata regolamentazione».

Regolamentazione che potrebbe essere favorita anche dall’ingresso dei monopoli di Stato in questo mercato? 
«Potrà essere una questione all’ordine del giorno, della quale però dovranno occuparsi soprattutto i ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico».

Intanto però mancano regole anche elementari, come quella del divieto di vendita di cannabis light ai minori.
«Questo sarà sicuramente un punto da regolamentare, come è stato fatto per alcol e fumo di sigarette. Qualche regola in più ci sarà, ma prima dobbiamo fare chiarezza su un problema che ha diverse sfaccettature».

INFIORESCENZE DI CANNABIS LIGHT: NECESSARIA UNA REGOLAMENTAZIONE

A sostegno della regolamentazione del settore delle infiorescenze di cannabis a basso contenuto di THC è intervenuta anche Confagricoltura, secondo la quale “il punto non è se sia possibile o meno valorizzare l’infiorescenza (tra l’altro previsto dalla legge 242/16 e dalla circolare del ministero delle Politiche agricole del 22 maggio), quanto piuttosto disciplinare gli specifici utilizzi di determinate porzioni della pianta. Per tali ragioni, auspichiamo che, a breve, possa essere riavviato il confronto con i ministeri della Salute e delle Politiche agricole”.

“In merito al parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanita’ (CSS) circa l’utilizzo e la vendita di infiorescenze di canapa – prosegue il comunicato di Confagricoltura – chiediamo che venga riattivato il percorso di completamento normativo, regolamentando pienamente le diverse destinazioni d’uso dei prodotti della canapa, ed in particolare delle infiorescenze. Tutta la filiera della canapa vuole operare in modo trasparente e tracciabile, dal campo al prodotto confezionato, sulla base delle disposizioni fissate dalla legge 242/16 sulla canapa sativa”.

Anche i produttori e i distributore di cannabis light sono da sempre a favore di una regolamentazione dell’intero settore, una questione molto sentita dalla maggior parte della community cannabica italiana, questo poiché oltre ad affermare un intero settore andrebbe sicuramente a salvaguardare la tutela dei diritti dei consumatori.

Mary Moonlight

Secondo Pietro Moramarco – amministratore di Mary Moonlight, la prima azienda italiana ad aver commercializzato le infiorescenze di cannabis light“gli articoli di giornale di questi giorni contenevano numerosi errori. Il problema della salute semmai è legata alla combustione delle infiorescenze della canapa, ma dato che esistono diversi utilizzi di questa pianta, non si può bloccare un intero settore se qualcuno la utilizza fumandola, come del resto avviene per altri prodotti oggi regolarmente in commercio. Le infiorescenze di canapa possono essere assunte tramite la vaporizzazione e possono essere utilizzate per la creazione di molti prodotti come la birra,il gelato, oli essenziali e i dolci. Non possiamo dare voce a chi non ha le giuste competenze nel settore della cannabis”.

“Quello che chiediamo a gran voce – conclude l’amministratore di Mary Moonlightè una regolamentazione dell’intero settore sopratutto per salvaguardare e tutelare i diritti del consumatore che ha bisogno di poter usare le infiorescenze di cannabis in totale sicurezza e nel rispetto delle leggi”.

REGOLAMENTAZIONE DEL SETTORE DELLA CANNABIS: FAVOREVOLI O CONTRARI?

Il parere del CSS sostanzialmente dice che “non si può escludere la pericolosità del Thc anche a basse concentrazioni in alcuni soggetti”, ma questo è appunto un parere di un organo consultivo. Numerosi studi scientifici attualmente in auge sostengono l’opposto ma non è questo ne il luogo ne il tempo per affrontare un argomento così delicato, che sarà sicuramente chiarito nei prossimi mesi dall’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) che a quanto si apprende parrebbe essere pronta a presentare una relazione che revisiona gli effetti della cannabis e la sua proibizione.

La cosa importante in questo momento è comprendere che la regolamentazione di un settore così delicato dal punto di vista sociale è una naturale evoluzione dei tempi. Il settore della cannabis – tuttavia – non deve essere regolamentato con una stretta monopolistica in favore delle casse dello stato, ma per tutelare produttori e consumatori in modo da poter offrire sul mercato un prodotto salubre, tracciabile e in grado di garantire gli alti standard alimentari del nostro paese.

Che siate favorevoli o contrario al settore della cannabis – sulla base di concetti del tutto argomentabili e discutibili – c’è bisogno che prendiate atto che il settore è una realtà industriale in grado di generare un valore economico che attualmente, secondo molti esperti, si assesta sui 40 milioni di euro l’anno e non può sparire da un momento all’altro senza lasciare delle profonde cicatrici nel già fragile sistema economico del nostro paese.

 

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