cannabusiness

Aziende e negozi in tutta Italia. Una filiera che produce alimenti, fibre, materiali per l’edilizia. E soprattutto cannabis light. Le nuove norme hanno lanciato un’industria innovativa dal sapore antico: sono già più di mille le imprese agricole coinvolte.

C’è chi la odia e chi la ama. Ma sopratutto c’è chi la fuma, chi la utilizza per costruite mattoni e c’è chi la indossa: il settore della cannabis italiana sembra essere tornato – almeno in parte – al suo antico splendore.

Il giro d’affari che ruota attorno al nuovo settore della cannabis in Italia non lascia alcun dubbio: Secondo un report di mercato redatto da un ricercatore italiano della Sorbona che si occupa di cannabis “le attività commerciali potrebbero portare a un fatturato annuo minimo di circa 44 milioni di euro creando l’equivalente di almeno 960 posti di lavoro fissi”.

La stesura del report è stata affidata a Davide Fortin della Sorbona di Parigi, ricercatore del Marijuana Policy Group di Denver, lo stesso che si è occupato della consulenza sulla legalizzazione in altre aree del mondo, come il Canada.

Dopo aver esaminato i dati del mercato italiano Fortin prevede che “con un quadro legislativo ad hoc le attività commerciali di cannabis light in Italia potrebbero generare un fatturato annuo minimo di circa 44 milioni creando l’equivalente di almeno 960 posti di lavoro fissi. Inoltre, poiché la filiera produttiva è quasi totalmente confinata in Italia, le previsioni circa le oltre 20 tonnellate acquistate porterebbero all’erario una tassazione minima annua attorno ai 6 milioni di euro” sono le conclusioni del report.

Nella sua “Ricerca di mercato sulle infiorescenze di canapa a basso contenuto di Thc in Italia” Fortin scrive che per i coltivatori  si ipotizzano “ricavi medi che potrebbero arrivare a 50mila euro per ettaro” così come “opportunità di sopravvivenza per i growshop” e nuovi posti di lavoro nella filiera.

L’importante, evidenzia sempre il ricercatore, è la necessità di “normative che regolamentino il mercato” indicando gli importanti temi della tracciabilità, l’etichettatura e altre variabili da normalizzare.

La coltivazione e la trasformazione della cannabis – che secondo Coldiretti è decuplicata negli ultimi anni, apportando un grande valore aggiunto all’agricoltura nostrana – non è l’unica soluzione per investire all’interno di un settore che sta crescendo a ritmi incredibili.

Tantissimi giovani imprenditori infatti hanno deciso di aprire un grow shop, negozi specializzati nella vendita al dettagli di prodotti a base di cannabis. Negli ultimi anni questi negozi hanno registrato un vero e proprio boom: basti pensare che nell’ultimo anno i negozi specializzati nella vendita di cannabis light ( ed altri prodotti derivati dalla canapa) hanno avuto un incremento del 300%  e sono ormai presenti in ognuno dei 107 capoluoghi di provincia del nostro paese.

Aprire un grow shop rappresenta sicuramente una buona forma d’investimento. Tuttavia è bene sottolineare che questo tipo di attività non sono semplici negozi, ma punti di riferimenti sul territorio per gli amanti della canapa e per l’intero movimento antiproibizionista. Aprire un grow shop non significa investire in una semplice attività commerciale, ma diventare protagonisti di una rivoluzione politica a favore della cannabis libera.

Come aprire un grow shop?

Mary Moonlight Store

Le procedure per aprire un grow shop sono del tutto simili a quelle necessarie per qualsiasi altra attività commerciale, dunque non presenta particolari difficoltà se non quelle legate alla giusta scelta della locazione sul territorio, la giusta strategia di marketing e comunicazione online e la scelta ottimale dei fornitori per poter avere a disposizione i migliori prodotti a base di cannabis.

Proprio per evitare queste complicazioni il settore ha sviluppato anche delle soluzioni commerciali in Franchising, che permettono agli imprenditori di effettuare gli investimenti nel settore della vendita a dettaglio di prodotti a base di canapa potendo contare su partner già affermati nel territorio nazionale ed internazionale.

Una delle soluzioni presenti sul mercato è infatti quella di Mary Moonlight, la prima azienda Italiana a commercializzare le infiorescenze di cannabis light, che ha deciso di aiutare gli imprenditori decisi ad aprire un grow shop nella realizzazione del loro sogno.

Per comprendere meglio come funziona la neonata iniziativa in casa Mary Moonlight ho raggiunto Bruna Zamberlan, responsabile commerciale dei Mary Moonlight Store:

Perché scegliere Mary Moonlight per aprire un grow shop?

La soluzione risulta vantaggiosa perché non si tratta di un franchising in senso stretto, in questo momento di difficoltà economica per i piccoli imprenditori è molto interessante aprire un negozio con Mary Moonlight perché non ha costi iniziali elevati. La nostra soluzione non prevede delle royalties mensili concedendo al negozio l’arredo e il brand della nostra società.

Quanti Negozi a marchio Mary Moonlight ci sono attualmente attivi sul territorio Italiano?

Attualmente abbiamo 12 Negozi con il brand Mary Moonlight, in Città importanti come Milano,Roma,Torino,Firenze,Reggio Emilia,Palermo e molte altre.

Come aprire un Grow Shop con il supporto di Mary Moonlight?

Se siete interessati ad aprire un punto vendita Mary Moonlight potete contattare la società direttamente sul sito ufficiale.

I tempi sembrano maturi per iniziare a pensare ad un futuro per il mondo della cannabis italiana. Aspettando le nuove regolamentazioni da parte del governo bisogna prendere atto che ormai la canapa è un prodotto affermato nel nostro paese, ma sopratutto un settore in rapida ascesa capace di portare non pochi benefici allo scheletro economico del Made in Italy.

 

Vuoi essere sempre aggiornato sul mondo della cannabis culture? Segui Haze.Academy, la community degli appassionati di marijuana. Puoi trovarci su Facebook | Instagram | Twitter