mattarella firma la grazia per un malato che ha deciso di curarsi con la cannabis

Un pensionato di sessant’anni avrebbe dovuto scontare cinque mesi di carcere per autocoltivazione di cannabis ad uso medico, ma il Presidente della Repubblica ha accolto il suo appello.

Era stato accusato per aver coltivato cannabis ad uso terapeutico nel suo giardino di casa. L’incubo più ricorrente di ogni malato che ha deciso con consapevolezza di trattare le sue patologie con la marijuana, ma questa volta la storia ha un lieto fine: il Presidente della Repubblica ha infatti accolto la sua domanda di grazie. Sergio Mattarella ha firmato – in queste ore – il decreto che cancella la pena a cui l’uomo era stato sottoposto, cinque mesi di carcere e 800 euro di multa. Esulta anche l’avvocato che lo ha difeso, portando avanti una lunga battaglia, il radicale Fabio Valcanover:

 “Bravo presidente, ha riconosciuto che si è trattato solo e soltanto di ragioni di salute”.

Grazie al Presidente Mattarella non dovrà scontare neanche un giorno di carcere dunque il pensionato sessantenne della provincia di Trento che, invalido, sieropositivo e gravemente malato decise di trattare le sue patologie utilizzando la cannabis, anche per via dell’impossibilità di poter ricorrere ai farmacia tradizionali a causa delle sue precarie condizioni di salute. Oggi il pensionato è sotto controllo medico dell’Asl della provincia autonoma di Trento, come previsto dalla legge sulla marijuana terapeutica del 2015. Tuttavia prima dell’approvazione della nuova legge in materia faceva da sé: decidendo di iniziare una coltivazione personale di cannabis nel suo giardino di casa, la stessa che venne poi scopera dalla polizia e diede inizio ad un ingiusto travaglio burocratico. Il suo incubo infatti si era concluso con una condanna definitiva in Cassazione, ma non prima di un lungo iter burocratico pieno di amarezza: assolto in primo grado, condannato in appello, e poi il verdetto finale a suo sfavore. Il suo avvocato – che è anche una figura di spicco dei radicali – non si è arreso e nel luglio dello scorso anno ha presentato la domanda di grazia al capo dello stato. Sollevando il caso e mettendolo all’attenzione del Quirinale. “Si è sempre trattato – ricostruisce adesso il legale Fabio Valcanover – di una coltivazione di qualche piantina, da cui il mio assistito ha ricavato prodotti che grazie ai principi attivi della cannabis hanno avuto effetti terapeutici. E dunque senza mai fini di spaccio o di cessione a terzi”.

Una mini-coltivazione casalinga di cannabis ad uso terapeutico a cui il pensionato ha fatto ricorso per potersi curare prima che il progetto pilota del ministero della Sanità entrasse in vigore e venisse recepito dalla giunta provincile trentina nel 2016: la legge che consente per l’appunto la somministrazione gratuita di marijuana ad uso medico, attraverso le strutture sanitarie pubbliche. Oggi l’uomo è infatti assistito dalla asl con la somministrazione gratuita di farmaci a base di cannabis, i cui principi attivi ( in particolar modo Thc e Cbd) hanno efficacia laddove le terapie tradizionali si sono rivelate controproducenti. Il sessantenne – da tempo sieropositivo, malato di diabete , epatite e cirrosi – non potendo più assumere altri farmaci per i dannosi effetti collaterali ha deciso di autoprodursi la canapa per curarsi: una pratica ancora oggi vietata dalla legge italiana, dato che la depenalizzazione dell’autoproduzione di cannabis ad uso terapeutico non è mai arrivata in discussione in parlamento, nonostante i tentativi svolti dal movimento 5 stelle in questo senso. In primo grado il giudice ha riconosciuto le buoni ragioni dell’ uomo che , piuttosto che rivolgersi al mercato nero per acquistare la marijuana, ha deciso di autoprodursela. Il primo verdetto tuttavia è stato rovesciato in appello e successivamente anche davanti alla Suprema Corte. All’avvocato Valcanover non è rimasto altro da fare che rivolgersi al tribunale di sorveglianza per chiedere misure alternative per il suo assistito per scontare la pena, e al contempo ha deciso di rivolgersi anche al Presidente Mattarella. Dopo una lunga attesa oggi è arrivata la buona notizia: Il decreto di grazia firmato da mattarella che annulla la condanna. Una grazia arrivata solo dopo uno scrupoloso accertamento da parte degli uffici giuridici del Colle. La decisione del presidente ovviamente riguarderà solo questo caso specifico, la coltivazione di cannabis ad uso personale continua ad essere reato nel nostro paese – anche dopo questo caso – ma la speranza è che la scelta del presidente Mattarella possa in qualche modo risvegliare le coscienze di chi dovrebbe occuparsi della legalizzazione della marijuana in Italia.

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