Uno studio dimostra che la legalizzazione della marijuana costerebbe alle case farmaceutiche più di 4 miliardi l’anno solo Negli USA, colpendo i settori chiave dell’industria: dolore cronico, disturbi del sonno, ansia, epilessia e disturbi della chemioterapia.

Se negli Stati Uniti venisse legalizzata la cannabis a livello federale  a pagarne il caro prezzo sarebbero le case farmaceutiche, che vedrebbero portarsi via più di 4 miliardi di dollari l’anno da una nascente industria della marijuana. Questo almeno è quanto ipotizza uno studio –  condotto dalla New Frontier Data, un’agenzia di big data specializzata nel settore della cannabis – che vuole dimostrare come la marijuana potrà – una volta legalizzata –  togliere quote di mercato significative dai settori chiave in cui le case farmaceutiche investono.

Con la crescente preoccupazione da parte delle persone sull’utilizzo degli oppioidi, molti analisti hanno cercato di analizzare i dati a loro disposizione arrivando alla deduzione che la cannabis terapeutica sta di fatto sostituendo i prodotti farmaceutici nel trattamento di diverse patologie.

Dal 2010 al 2013, le prescrizioni di farmaci sono sensibilmente calate in quei settori in cui la cannabis si è rivelata un importante sostituto delle terapie tradizionali, con un risparmio annuale di circa 165 milioni, il tutto a vantaggio dei consumatori. I ricercatori hanno inoltre dimostrato che se la marijuana venisse legalizzata a livello federale, i contribuenti potrebbero risparmiare circa 1 miliardo di dollari l’anno in prescrizioni mediche.

Per effettuare la loro ricerca gli analisti hanno applicato un coefficiente negativo di declino medio delle prescrizioni mediche, circa l’11% annuo ( queste le perdite che ogni anno le prescrizioni subiscono dove la marijuana è stata regolamentata) ed hanno successivamente analizzato specifici settori dell’industria farmaceutica. Per determinare quali settori potessero maggiormente risentire di una legalizzazione della cannabis a livello federale i ricercatori di New Frontier Data si sono affidati alle pubblicazioni accademiche delle Università che dimostrano l’efficacia della marijuana in determinate patologie. Sono così giunti alle nove patologie ( e di conseguenza ai nove settori farmaceutici) in cui la cannabis terapeutica potrebbe causare  maggiori perdite per l’ industria farmaceutica in termini economici:disturbo da stress post-traumatico, disturbi del sonno, ansia, epilessia, dolore al nervo, nausea e vomito indotti da chemioterapia, sindrome di Tourette e glaucoma.

La New Frontier Data ha poi riesaminato i dati ottenuti dalle singole ricerche di mercato per decretare una perdita totale da parte delle case farmaceutiche di 18.5 miliardi di dollari entro il 2019: 4,41 miliardi di dollari nel 2016, 4,55 miliardi nel 2017, 4,7 miliardi nel 2018 e 4,86 miliardi nel 2019.

cannabis e osteoporosi

“Se i dati fossero accurati, ci suggeriscono che c’è una parte significativa della popolazione che potrebbe beneficiare della legalizzazione della marijuana medica” ha affermato John Kagia, Vice presidente esecutivo della New Frontier Data.

Tuttavia la legalizzazione della marijuana non sarebbe così catastrofica per tutte le aziende farmaceutiche, ma solo per quelle che si sono specializzate nei settori in cui la cannabis medica è considerata un sostituto competitivo nel trattamento delle patologie di riferimento.

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