Salvini vuole chiudere i negozi di cannabis

Dopo la sentenza del 19 Dicembre 2019 che apre uno spiraglio per la lotta antiproibizionista italiano il Leader della lega si scaglia contro la sentenza della Cassazione.

 

Era stato uno dei primi a festeggiare e a ringraziare la giustizia italiana quando l’estate scorsa la cassazione motivava la sentenza del 30 Maggio 2019 che si esprimeva in maniera molto dura sulla vendita della cosiddetta cannabis light.

Ma oggi quella stessa giustizia non sembra piacere più a Matteo Salvini, dopo la sentenza che afferma un principio tanto chiaro quanto democratico: ” coltivare modiche quantità di cannabis non costituisce un reato perché il bene giuridico della salute pubblica non viene in alcun modo pregiudicato o messo in pericolo dal singolo che decide di coltivare per se”.

“La droga fa male, altro che coltivarsela in casa o comprarla in negozio, e anche le due ragazze morte a Roma ne sono la drammatica conferma. La Lega combatterà lo spaccio e la diffusione della droga sempre e ovunque” ha dichiarato il leader leghista, buttandola come sempre sulla sua classica ed immancabile campagna dell’odio, tecnica molto in voga quando non si hanno argomentazioni valide per avvalorare un pensiero.

Quella del leghista è una pratica che rientra all’interno di una macchina ben oleata, capace di incattivire l’opinione pubblica su temi utili ad ottenere consenso elettorale. il movimento antiproibizionista l’ha conosciuta molto bene quando è stata in grado di mettere la parola fine all’emendamento sulla cannabis light poi bloccato dal Presidente del Senato Casellati perché giudicato inammissibile.

Una strategia subdola quanto efficace a cui il movimento Antiproibizionista non riesce a mettere un freno perché ancora troppo diviso sui temi e sulle rincorse personalistiche.

Se vogliamo davvero vincere questa battaglia dobbiamo correre ai ripari quanto prima, e dotarci di armi altrettanto valide per affrontare la macchina del fango proibizionista.

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