matteo salvini contro la cannabis light

In una circolare interna destinata a questori, forze dell’ordine e prefetti, il ministero dell’interno indica punto per punto la linea dura da tenere su growshop e infiorescenze di cannabis legale.

La tanto attesa stangata sull’industria della cannabis light sembra pronta a prendere forma. Come succulento antipasto – aspettando una legge sulla regolamentazione del settore – arriva una circolare del ministero che ha lo scopo di chiarire la linea dura che le forze dell’ordine dovranno avere nei confronti dei growshop.

A far presagire momenti bui per il settore della cannabis light ci aveva pensato qualche mese fa il Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che aveva paragonato i growshop – negozi dove si vendono prodotti a base di cannabis legale e articoli correlati – a «negozi di marijuana che sembrano centri massaggi cinesi, un bordello», lasciando facilmente intuire la sua volontà di dare una  stretta al mercato della cannabis light. Promesse che a quanto pare sono state mantenute dal leader della Lega e vicepremier dell’esecutivo gialloverde: in una circolare destinata a questori, forze dell’ordine e prefetti infatti, il ministero indica punto per punto la linea da tenere su growshop e infiorescenze di cannabis. Apparentemente la circolare del ministero lascia l’amaro in bocca alla community antiproibizionista, in particolar modo nelle migliaia di persone che hanno deciso di credere ed investire in questo settore, dedicando il loro tempo all’apertura di un negozio o alla creazione di uno degli oltre cento brand che oggi si occupano della commercializzazione della cannabis light. L’interpretazione della legge 242 del 2 Dicembre 2016 che si legge nel documento è chiara: se da un lato viene ribadita la volontà di tutelare gli agricoltori, dall’altro si evidenzia un’ interpretazione più restrittiva della normativa per quanto riguarda i growshop.

 

CANNABIS LIGHT: TOLLERANZA ZERO PER I NEGOZIANTI?

Secondo la circolare diffusa dal ministero per dare indicazioni alle forze dell’ordine sul tema delle infiorescenze della cannabis light la linea da seguire sarà quella della tolleranza zero sui negozianti. Non sarà infatti più tollerata nessuna zona grigia: se la canapa non rispetta il limite dello 0,5 per cento di Thc oppure non rientra nelle 64 varietà definite «industriali» dal Catalogo europeo, va trattata come una sostanza stupefacente.

Le conseguenze per i negozianti che si troveranno a non rispettare le misure incluse all’interno della circolare sono decisamente pesanti: denuncia a piede libero per il titolare del negozio, sequestro dei prodotti e segnalazione al Prefetto dei consumatori. Questa interpretazione della legge – ovviamente – non viene applicata solo alle infiorescenze di cannabis light, ma a tutti i prodotti derivati della canapa come olii e resine. La legge sembra essere stata interpretata in questo senso per via della costante crescita della domanda nel settore della canapa, che costringerebbe distributori e rivenditori ad affidarsi ad importazioni estere ( sopratutto di provenienza svizzera) che non rispettano gli standard certificati dall’UE. La circolare chiarisce che mentre per gli agricoltori italiani esiste una tolleranza che va dallo 0,2 allo 0,6 per cento di Thc, questa non vale per tutti i negozianti, grossisti e distributori  in quanto l’agricoltore è tutelato solo per cause naturali , e quindi a lui non imputabili.

 

CANAPA LIGHT: CATTIVE NOTIZIE, MA ANCHE BUONE.

La circolare inviata dal ministero alle forze dell’ordine utilizza due pesi e due misure dunque, ma il risultato colpisce sia agricoltori che rivenditori. Se da un lato è vero che la circolare esclude dalle responsabilità non imputabili all’agricoltore, e quindi concede una tolleranza sulla percentuale di THC prodotta naturalmente dalla cannabis, dall’altro mette davvero alle strette proprio l’agricoltore stesso  che si ritroverà – dopo aver effettuato ingenti investimenti-  a giocare sostanzialmente a testa o croce: se il prodotto non sforato lo 0.5 potrà venderlo ai distributori e ai negozi, altrimenti le infiorescenze non troveranno mercato. Chiaramente il danno sarà capitalizzato solo dalle infiorescenze prodotte prima dell’arrivo della circolare, ma ciò non giustifica comunque questa folle interpretazione della legge.

Se da un lato la brutta notizia riguarda la stretta che non tutela i negozianti se il prodotto venduto supera lo 0.5 per cento di THC, dall’altro ci sono diversi aspetti positivi che arrivano con questa circolare. Prima di tutto si può evidenziare l’intenzione dello Stato, già palesata precedentemente con la circolare del MIPAAF n. 5059 del 22.05.2018 e con il parere del CSS del 21.06.2018, di regolamentare il mercato delle infiorescenze di canapa ed inquadrarle dunque in una cornice giuridica definita; in secondo luogo per la prima volta da quando il settore è stato normato, appare in documenti ufficiali del ministero la dicitura “uso umano”, forse un segnale che anche la politica sta prendendo in considerazione l’uso umano delle infiorescenze di cannabis light e, pur dando una stretta per quanto riguarda i prodotti da fumo, lascia delle speranze per quanto riguarda l’utilizzo alimentare e cosmetico.

Per provare a fare chiarezza sull’argomento abbiamo contattato l’avvocato Alberto Zaina – legale esperto in tema di stupefacenti.

 

Avvocato, da quando questa circolare ha avuto ribalta nel sistema mediatico diversi organi di informazione che hanno riportato la notizia parlano di un limite di 0.2, altri 0,5: come stanno realmente le cose?

Prima di tutto c’è da precisare che una circolare non può modificare una legge, questa è la solita attività di propaganda. Si tratta di una circolare che cerca di motivare le forze dell’ordine nel proseguimento del loro operato.

Leggendo il documento si può notare che questo fa riferimento a tutta una serie di casi che ho trattato personalmente e noto che il ministero dell’interno fornisce tutta una serie di informazioni che non sono complete.

Va ribadito che il limite fissato dalla legge è 0,6 e bisogna tenere conto del fatto che questa legge è stata interpretata da vari tribunali del riesami i quali hanno dato ragione ai miei ricorsi in materia di convalida del sequestro. Tutti i tribunali a cui mi sono appellato hanno affermato che il limite è 0,6 ed è estendibile anche al venditore finale, e dunque anche ai growshop. Il limite dello 0.5 riportato dai vari organi di informazione è una soglia stabilita convenzionalmente dalla giurisprudenza di cassazione per quanto riguarda la cannabis proveniente da seme non certificato. Credo che tutto questo sia stato fatto per creare una situazione di tensione all’interno del settore.

Dunque secondo lei i negozianti devono preoccuparsi di questa situazione?

Da un punto di vista legale assolutamente no. Semmai devono preoccuparsi di queste iniziative arbitrarie che stanno cercando di mettere in difficoltà il settore, ma ribadisco: i tribunali alla fine annullano. I negozianti devono avere la consapevolezza che stanno operando nella legalità.

Ad ogni modo, se un negoziante dovesse trovarsi in questo spiacevole scenario come deve comportarsi?

Il commerciante deve sicuramente tutelarsi con tre documenti fondamentali: la fattura, con riferimenti precisi al prodotto, che si collega al certificato di analisi che ne attesti il rispetto dei limiti. Inoltre dovrebbe sempre avere a disposizione l’etichetta dei semi utilizzatti o una dichiarazione, la quale deve essere sempre riportata in fattura per il collegamento logico e storico dei prodotti che ha all’interno del negozio. Deve produrre immediatamente una copia della documentazione così da averla sempre a disposizione.

 

I negozianti che operano all’interno del settore della cannabis possono dunque dormire sonni tranquilli, almeno da un punto di vista legale. Ma appare evidente che l’operato del governo mira a creare situazioni di tensione proprio per destabilizzare l’intero settore della canapa legale, che cresce ogni giorno sempre di più ed inizia a dar fastidio ai proibizionisti, che cercano di utilizzare qualsiasi strategia per indebolirlo.