Il 2016 sarà ricordato sicuramente come l’anno del boom della produzione di cannabis in Italia. In un paese dove la marijuana è legale questa notizia sarebbe accolta con molti favori dato l’incremento economico ed occupazionale che deriverebbe da questi dati, ma in Italia non è così.

Nel nostro paese infatti l’ utilizzo – a scopo ricreativo – della cannabis come ben sappiamo è illegale ed in questo modo la produzione,la distribuzione e la vendita della marijuana sono “demandate” alla criminalità organizzata.

Le indagini svolte dal dipartimento per le politiche Antidroga del Ministero dell’Interno sono molto preoccupati; In Sicilia – che si conferma patria della coltivazione illegale di marijuana – i chili di cannabis sequestrati ammontano a 78.676,64 seguiti dalla Puglia con 14,529,08 chili e il Lazio, con 7.081,49.

Sequestro di una piantagione illegale di marijuana

Questi dati sono assolutamente in netto contrasto rispetto a chi non vede nella legalizzazione della marijuana un colpo duro alle criminalità organizzate che intanto investono sempre di più nelle coltivazioni illegali di cannabis che sono in grado di creare liquidità quasi immediata nelle casse della malavita organizzata.

Il dato ancora più preoccupante che non emerge – almeno in maniera diretta – da questi dati è che la quantità di marijuana non sequestrata da parte delle forze dell’ordine è ancora più elevata, questo ci fa capire come oggi la cannabisla sostanza illegale più venduta nel nostro paese – sia a tutti gli effetti l’oro verde delle criminalità organizzate e il mattone su cui la mafia fonda il suo impero economico.

Un’ altro cavallo di battaglia utilizzato dal fronte dei proibizionisti è quello secondo il quale sarebbero le droghe cosidette pesanti la vera fonte economica della mafia, ma ancora una volta i dati che emergono da queste indagini sono in netto contrasto con queste teorie. Sempre in Sicilia – nello specifico a Palermo – i consumatori di cannabis sono aumentati del 10 per cento, mentre l’utilizzo di cocaina è diminuito del 25 per cento e quello dell’eroina del 53 per cento.

Legalizzare la cannabis diventa a questo punto un obbligo sociale e morale per sottrarre alle mafie un mercato che se regolamentato porterebbe alle casse dello stato un ammontare che va dai 6 agli 8 miliardi di euro l’anno, denaro che potrebbe essere investito per far ripartire finalmente questo paese e perchè no, combattere le stesse criminalità organizzate che hanno fatto la loro fortuna sulla vendita della marijuana.

La regolamentazione della cannabis inoltre non vuole essere uno strumento per aumentare il numero dei consumatori di marijuana e ad avvalorare questa tesi sono ancora una volta i dati analitici che derivano da quei paesi che nell’ultimo decennio hanno deciso di combattere l’uso delle sostanze stupefacenti regolamentandole come oggi si fa con alcool e tabacco – sostanze molto più dannose della marijuana ma che tuttavia reggono i conti economici dello stato e dunque non possono essere tolte dal mercato.

L'Uruguay legalizza la marijuana

Il Portogallo nel 2001 sceglie di depenalizzare la cannabis e in 15 anni l’uso di marijuana si abbassa drasticamente. La situazione è la stessa sia in Uruguay che in Colorado che rispettivamente nel 2013 e nel 2014 decidono che è arrivata la fine del proibizionismo e regolamentano l’uso della marijuana, ancora una volta il consumo decresce sensibilmente.

E in italia? l’italia è attualmente “ostaggio” di questa deriva proibizionista che lascia un grandissimo mercato nelle mani della mafia, inutile girarci intorno, il problema è questo. Il destino della legalizzazione della cannabis è in mano all’attuale governo ed è quindi a loro che lasciamo la decisione ultima sull’argomento, che deve essere tuttavia risolto il prima possibile. Questo appello finale è proprio per i politici. Fate qualcosa, fate uno sgambetto epocale alle mafie. Legalizzatela.